Editoriali    
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12 gennaio 2007

 

Politica
Partito Democratico,
nasce il forum degli amministratori dell'Ulivo



La senatrice Silvana Amati

di sen. Silvana Amati
responsabile nazionale Enti locali Ds
 

HO ORGANIZZATO a Roma, lo scorso 11 dicembre, insieme all’on. Giacomelli, Responsabile degli Enti Locali della Margherita, l’Assemblea nazionale dei rappresentanti delle città, delle province, delle regioni, assai partecipata e conclusa da Rutelli, Fassino e Prodi, che ha segnato un ulteriore passo avanti nel confronto e nella costruzione del Partito Democratico. Infatti la stessa possibilità di approdare ad un bipolarismo maturo, ad una democrazia trasparente, a uno Stato effettivamente federalista dipende non solo da una nuova legge elettorale e dalle riforme istituzionali, ma dalla esistenza di un grande soggetto riformista che guidi il Paese.
Servirà al progetto l’aver deciso insieme l’avvio di un forum dell’Ulivo dei rappresentanti delle città, delle province, delle regioni, magari con l’avvio di progetti comuni di  formazione politica ed amministrativa. Il forum potrà rappresentare il luogo di elaborazione e confronto tra chi è più direttamente e visibilmente riconosciuto come il primo referente dei bisogni dei cittadini. Uno strumento in più di crescita comune al quale il nostro governo non potrà che guardare con interesse così come consideriamo utile mettere subito in campo una cabina di regia  ai massimi livelli che consenta la più ampia condivisione a partire dalle questioni inerenti il codice delle autonomie ed il federalismo fiscale. Questi temi sono infatti all’ordine del giorno nel programma di riforma del Paese,
ma essi non possono non prevedere il protagonismo dei rappresentanti dei comuni, delle province, delle regioni accanto al Governo e al Parlamento. Sindaci, presidenti delle Province e delle Regioni, rappresentanti delle assemblee elettive non esprimono infatti  un ceto politico, come giustamente diceva Domenici, presidente dell’Anci, aprendo a fine ottobre la XXIII assemblea annuale della associazione dei comuni, ma sono i primi a rappresentare gli interessi delle comunità che amministrano, gli interessi e i diritti dei cittadini.
Nella discussione per la finanziaria abbiamo tutti saputo apprezzare, tra Governo ed autonomie locali, ogni momento di condivisione se non di costruzione comune, come pure sarebbe stato auspicabile. Così come è stato assai opportuno attendere l’approvazione della finanziaria per varare proprio gli atti relativi al codice delle autonomie e le norme per l’attuazione del federalismo fiscale, in modo da consentire un massimo di confronto e di condivisione con le regioni e le autonomie locali su proposte di riforma così significative per il Paese. La rete dei comuni è una risorsa, mai un problema, così come  sono  una risorsa le nostre province e le regioni.
Lo sviluppo del Paese riparte dalle città, grandi e piccole, dalle comunità montane, dalle province, che insieme rappresentano una rete di relazioni, non un sistema separato di istituzioni locali. Oggi si vive una  fase complessa  in cui i cittadini sentono il peso delle contraddizioni che la  globalizzazione porta in casa nostra, anche  nei caratteri più minuti e quotidiani. Il tema della sicurezza, della necessità di avere politiche di sicurezza integrate, che riescano a tenere presente sia l’aspetto fondamentale relativo al controllo del territorio, sia quello relativo alla integrazione, alla coesione sociale, alla possibilità cioè di portare avanti quegli aspetti essenziali di politiche locali che sappiano far fronte alle difficoltà.
La sicurezza, la casa, la questione dell’inquinamento, il tema del trasporto pubblico locale, gli investimenti per le reti infrastrutturali locali, accanto alle grandi reti infrastrutturali non più eludibili per lo sviluppo del Paese, si tengono insieme e prevedono una collaborazione positiva nella decisione tra Governo centrale e Governi dei territori. Serve una proposta unitaria che sappia distinguere quello che è diverso, la montagna dalla pianura, i piccoli/medi comuni dai grandi centri urbani, una proposta che realizzi per l’Italia una grande riforma di livelli ordinati con ambiti condivisi, una semplificazione delle istituzioni che ridefinisca i compiti perché non si sovrappongano, una semplificazione che non cancelli la storia della nostra democrazia partecipativa.
Così come un saggio intervento sui costi della politica, lungi dall’essere populista e demagogico, può far fare un salto di qualità e rigore alle nostre istituzioni, se si evita però di farlo leggere come la penalizzazione del lavoro quasi di volontariato che tanti eletti compiono nei territori sentendosi al servizio della comunità ed impegnati alla costruzione del bene comune, che è il primo valore dell’impegno politico/istituzionale. Attivando dunque una cabina di regia, tra Governo e massime rappresentanze di Enti locali e Regioni, aiuterà la definizione e la condivisione di proposte di riforma così significative e complesse.
In questo modo certamente avremo messo un altro mattone alla costruzione  di un Paese più moderno e più adeguato a rispondere alle esigenze della gente, senza rinunciare a quella cultura della democrazia delle istituzioni, alla quale ci ha educato la Carta costituzionale nata dalla Resistenza e riconfermata con forza dall’amore dei tanti che si sono recati a votare il referendum di giugno.
(Pubblicato sul Progresso n. 26/2006 del 21 Dicembre 2006)