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Politica
Partito
Democratico,
nasce il forum degli amministratori dell'Ulivo

La senatrice Silvana Amati
di sen. Silvana Amati
responsabile nazionale Enti
locali Ds
HO
ORGANIZZATO a Roma, lo scorso 11 dicembre, insieme all’on.
Giacomelli, Responsabile degli Enti Locali della Margherita,
l’Assemblea nazionale dei rappresentanti delle città, delle
province, delle regioni, assai partecipata e conclusa da Rutelli,
Fassino e Prodi, che ha segnato un ulteriore passo avanti nel
confronto e nella costruzione del Partito Democratico. Infatti la
stessa possibilità di approdare ad un bipolarismo maturo, ad una
democrazia trasparente, a uno Stato effettivamente federalista
dipende non solo da una nuova legge elettorale e dalle riforme
istituzionali, ma dalla esistenza di un grande soggetto riformista
che guidi il Paese.
Servirà al progetto l’aver deciso insieme l’avvio di un forum
dell’Ulivo dei rappresentanti delle città, delle province, delle
regioni, magari con l’avvio di progetti comuni di formazione
politica ed amministrativa. Il forum potrà rappresentare il luogo di
elaborazione e confronto tra chi è più direttamente e visibilmente
riconosciuto come il primo referente dei bisogni dei cittadini. Uno
strumento in più di crescita comune al quale il nostro governo non
potrà che guardare con interesse così come consideriamo utile
mettere subito in campo una cabina di regia ai massimi livelli che
consenta la più ampia condivisione a partire dalle questioni
inerenti il codice delle autonomie ed il federalismo fiscale. Questi
temi sono infatti all’ordine del giorno nel programma di riforma del
Paese,
ma essi non possono non prevedere il protagonismo dei rappresentanti
dei comuni, delle province, delle regioni accanto al Governo e al
Parlamento. Sindaci, presidenti delle Province e delle Regioni,
rappresentanti delle assemblee elettive non esprimono infatti un
ceto politico, come giustamente diceva Domenici, presidente dell’Anci,
aprendo a fine ottobre la XXIII assemblea annuale della associazione
dei comuni, ma sono i primi a rappresentare gli interessi delle
comunità che amministrano, gli interessi e i diritti dei cittadini.
Nella discussione per la finanziaria abbiamo tutti saputo
apprezzare, tra Governo ed autonomie locali, ogni momento di
condivisione se non di costruzione comune, come pure sarebbe stato
auspicabile. Così come è stato assai opportuno attendere
l’approvazione della finanziaria per varare proprio gli atti
relativi al codice delle autonomie e le norme per l’attuazione del
federalismo fiscale, in modo da consentire un massimo di confronto e
di condivisione con le regioni e le autonomie locali su proposte di
riforma così significative per il Paese. La rete dei comuni è una
risorsa, mai un problema, così come sono una risorsa le nostre
province e le regioni.
Lo sviluppo del Paese riparte dalle città, grandi e piccole, dalle
comunità montane, dalle province, che insieme rappresentano una rete
di relazioni, non un sistema separato di istituzioni locali. Oggi si
vive una fase complessa in cui i cittadini sentono il peso delle
contraddizioni che la globalizzazione porta in casa nostra, anche
nei caratteri più minuti e quotidiani. Il tema della sicurezza,
della necessità di avere politiche di sicurezza integrate, che
riescano a tenere presente sia l’aspetto fondamentale relativo al
controllo del territorio, sia quello relativo alla integrazione,
alla coesione sociale, alla possibilità cioè di portare avanti
quegli aspetti essenziali di politiche locali che sappiano far
fronte alle difficoltà.
La sicurezza, la casa, la questione dell’inquinamento, il tema del
trasporto pubblico locale, gli investimenti per le reti
infrastrutturali locali, accanto alle grandi reti infrastrutturali
non più eludibili per lo sviluppo del Paese, si tengono insieme e
prevedono una collaborazione positiva nella decisione tra Governo
centrale e Governi dei territori. Serve una proposta unitaria che
sappia distinguere quello che è diverso, la montagna dalla pianura,
i piccoli/medi comuni dai grandi centri urbani, una proposta che
realizzi per l’Italia una grande riforma di livelli ordinati con
ambiti condivisi, una semplificazione delle istituzioni che
ridefinisca i compiti perché non si sovrappongano, una
semplificazione che non cancelli la storia della nostra democrazia
partecipativa.
Così come un saggio intervento sui costi della politica, lungi
dall’essere populista e demagogico, può far fare un salto di qualità
e rigore alle nostre istituzioni, se si evita però di farlo leggere
come la penalizzazione del lavoro quasi di volontariato che tanti
eletti compiono nei territori sentendosi al servizio della comunità
ed impegnati alla costruzione del bene comune, che è il primo valore
dell’impegno politico/istituzionale. Attivando dunque una cabina di
regia, tra Governo e massime rappresentanze di Enti locali e
Regioni, aiuterà la definizione e la condivisione di proposte di
riforma così significative e complesse.
In questo modo certamente avremo messo un altro mattone alla
costruzione di un Paese più moderno e più adeguato a rispondere
alle esigenze della gente, senza rinunciare a quella cultura della
democrazia delle istituzioni, alla quale ci ha educato la Carta
costituzionale nata dalla Resistenza e riconfermata con forza
dall’amore dei tanti che si sono recati a votare il referendum di
giugno.
(Pubblicato sul Progresso n. 26/2006 del
21 Dicembre 2006) |